Pìtie mê, slissòte sì ch’un glîr, inculuride sì ch’un mêl cjargnél, dret sì ch’un biel mani d’un inglîr ! … Da questi versi di Nicolò Morlupino (1528-1570) si potrebbe dedurre che Pìtie fosse un nome di donna in voga nel Cinquecento; potrebbe trattarsi, però, di una finzione poetica, di un nome pescato nella cultura classica, forse la Pitia, sacerdotessa di Apollo a Delfi, che pronunziava gli oracoli stando sul tripode. Alcune attestazioni potrebbero indurci a pensare che Pìttia fosse un nome maschile: 1303 Jacobo Pithya a Gemona; 1451 Petrus olim Pithie de Predemano; nel 1498 si ha Pithia a Cividale (Corgnali), ma senza l’indicazione del sesso e, in questo caso, si potrebbe collegare a Pit (vedi). Non possiamo escludere che il cognome derivi da pìtie, termine usato come soprannome di persona incerta, pedante, o col significato di “bacchettona". Presente a Pavia e Udine.
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1513 Pittia a Ipplis (Corgnali); 1533, 27 sett. il conv. S. Pietro Martire Udine affitta a Mattia d.° Pithia da Ipplis per 5 anni un ronco in località Ceret (ACR 784/7); 1733 Giacomo Pitia, cameraro Fraterna SS.mo Rosario di Ipplis (ASU CRS 248); 1742 Francesco Pitia, cameraro Fraterna di S. Giuseppe di Gagliano (ASU CRS 225/1); 1750 don Michael Pittia de Ipplis è sacerdote (ACAU); 1789 Dom.co Pitia di Craoreto fitt. nobb. de Puppi (ASU Coll.-Mels III parte 33).