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Armelìn, Armellini

cognomi

Armelìn, Armellini
Dal nome di persona Armelìn, ora caduto in disuso. Eppure era un bel nome, così come il femminile Armilìne (1361 Armilina a Udine; 1467 Armilina fiola de Tomat del Piva de Bagnarola; Armelina fiola de Lenart de Valentin Fabro de Gleris). Secondo Frau 1989 si tratta di un nome di origine germanica, ma armelìn, in friulano, può significare due cose, entrambe gradevoli: “ermellino" (l’animale che dava una pelliccia bianchissima) e “albicocca", il delizioso frutto dell’estate. In Piemonte, Liguria e Lombardia è documentato dal XII secolo il nome femminile Armella e Armellina derivato, come nome affettivo, dal latino animula, diminutivo di anima, nel senso di “anima mia" (De Felice,1978). Nella nostra regione Armelinus è documentato a Moggio nel 1336; Armellini, sempre a Moggio, nel 1341; Armelino a Cividale nel 1794. Il cognome Armellini, attualmente è presente a Udine, Faedis, Tarcento, e Gemona (4 famiglie nel 1929). Come Armelìn si trova a Pasiano di Pordenone e come Armellìn a Caneva, Sacile, Pramaggiore e Pordenone. Ad Annone Veneto sia Armelin che Armellin. A Osoppo il nome di casato Armelina tra i Venchiarutti e i Cosani è documentato nell’Ottocento. Toponimi: Casale Armellin nel comune di Carlino (IGM), Armelìn / Armilìn a Ruda, Armellina a Fagagna, l’Armelìne e vicolo Armellini in Ara Piccola di Tricesimo.
fonti
1564, 26 aprile Florenza ved. q. Battista Armelini di Adorgnano (ANU 4986); 1578 Armelina di Cargna dona 1 ducato alla fraterna SS.mo di Udine (Catapan frat. SS.mo); 1601 Batta dell’Armellina di Calpaderno, fittuale beni feudali di Castel d’Aviano (ASU CRS 16); 1657 Armellini don Dom. da Reana il padre Franc. gli fa patrim. eccl. (Patrimonium); 1681 Carlo Armellini notaio da Tarcento (ASU); 1687, 28 maggio Armellino Ser Valentino da Tarcento l’Ospedale di Udine gli vende Ronco in Cuiestris di Tarcento (Osp. 300, 80); 1700, 11 maggio Giuseppe Armellini da Tarcento – assunto come servo dall’Inquisitore p. Giulianetti nel conv. di S. Franc. di dentro (da carte S. Uff.); 1709 Dom.co Armelino fittuale in Remanzaco (ASU CRS 404/1); 1715 Dom.co q. Franc. Piccino, e suoi figlioli colloni in Faedis dei nobb. Zucco in locho di Franc., et F.lli q. Gio. Paolo Armellino per Maso Sentato Locho, e Focho (ASU Zucco 27); 1718 Sig. Valentino Armellini q. Sig. Carlo da Tarcento hora habitante nella Padoana (ACR 514/1); 1740 Francesco Antonio Armellini q. Pietro notaio di Udine (ASU); 1728 Donna Maria dell’Armellina detta Scarsellina già fittuale dei Sigg. Popaite della Casa al Ponte della Siega in Pordenon (ASU Popaite 8.7); 1769 D.no Pietro Armellini, gastaldo della Scola del SS.mo Crocifisso di Portogruaro (ASU CRS 390); 1771, 23 marzo don Tomaso Armellini da Udine (AB); 1781 Gio. Giacomo Armellini q. Francesco Antonio notaio; 1815, 8 aprile Francesco Armellini presenta il progetto per il nuovo portone da costruirsi “alla casa in Borgo di S. Bartolomio dalla parte della contrada detta Valentinis”... (Della Porta 1991, 302 Valentinis); 1815 Giovanni Fabris nato nel 1785 ad Artegna, chirurgo domic. in Artegna e figlio di Antonio civili di Artegna, sposa Anna Maria Armelini nata nel 1791 a Udine, cucitrice e figlia di Zudarno, panatieri di questa Città (A.P. Udine Grazie); 1816, 7 marzo Il Cancelliere del censo di Pordenone ordina di requisire 100 uomini per tronco della nuova strada al ponte Meduna (Maestra d’Italia) (Candiani 1902). Il governo austriaco, appena occupato stabilmente Pordenone, riconobbe la necessità di avere una diversa comunicazione col resto della provincia e specialmente con Udine; e fece costruire quell’ampia e bella strada che assolutamente mancava, gettando un ponte di legno sul Noncello e anche sul Meduna. In seguito i due ponti vennero costruiti in pietra delle cave di Aviano. Quello sul Meduna fu ritenuto in allora il primo d’Italia, ed ebbe il suo compimento nell’anno 1844, servendo per il transito dei pedoni e dei ruotabili (e poi per la ferrovia). Il ponte sul Meduna è lungo metri 200, largo, fra parapetti, 7; alto dalla corrente, 11. Ha otto arcate di m. 20 ciascuna di luce, con 5 di freccia. Esso venne fatto su disegno dell’ing. Provinciale G. Malvolti, e l’esecuzione venne assunta da Leonarduzzi ed Armellini di Faedis, sotto la sorveglianza del capomastro sig. Antonio Marchi di Caneva di Sacile e la direzione dell’ing. Corvetta di Udine, per cui può dirsi opera esclusiva dei friulani (Gazzetta di Venezia del 1844 N. 278).
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