Probabile continuazione di un nome medioevale Belèn, da vedersi non tanto come erede del teonimo Belenus, bensì dell’agionimo Bellino (San Bellino vescovo di Padova) o come riflesso antroponimico dell’aggettivo biel / bello. La -n finale si mutava spesso in -m (Maurizio Puntin inf. pers.).